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    PRIMO INCONTRO CLINICO: come non “lasciar fuggire” il paziente

    Il buon esito del primo incontro con il paziente definisce la possibilità che la persona scelga di iniziare o meno un percorso clinico. Sono alti i numeri di “primi colloqui” a cui non vi è alcun seguito.

    Occorre porsi degli interrogativi:

    • cosa potrà essere successo?
    • dove posso aver sbagliato?
    • il paziente non era motivato?


    Tante possono essere le variabili da considerare, ma capita spesso di evidenziare, negli incontri di supervisione, errori di conduzione o, peggio, l’assenza di conduzione da parte dello psicologo.

    Certamente il primo incontro tra psicologo e paziente dovrebbe seguire la procedura del “colloquio clinico non orientato”, ma ciò non indica l’assenza di tecnica e di  struttura e quindi di conduzione da parte dello psicologo. 
    Si tratta, invece, di facilitare l’autoapertura e il dialogo senza porre alcuna limitazione all’individualità paziente, ovvero senza “orientarlo materialmente e concretamente” verso aree e temi specifici.

    In un certo senso il compito dello psicologo nel primo colloquio, dovrebbe essere quello di riuscire ad accompagnare il paziente, lasciando fluire liberamente l’espressione all’interno di una strutturazione che solo lui conosce.
    Solo in apparenza, dunque,  il paziente parla liberamente; in realtà lo psicologo lo accompagna in un percorso che nel primo colloquio consta di quattro step.

    Se non si conosce la struttura di conduzione del primo colloquio si può incorrere in due errori di valenza opposta:

    1. trasformare il primo colloquio in un’intervista che aiuterà il paziente a fornire delle informazioni ma che non gli permetteranno di trovare autonomamente una soluzione per provare a esplicitare i vissuti che lo hanno condotto nel nostro studio;

    2. lasciare che il paziente parli liberamente portando fuori i suoi contenuti, senza però che gli si possano dare le informazioni utili, a facilitare la scelta sia del professionista che del percorso da intraprendere, tra gli obiettivi fondamentali del primo colloquio.

    Cosa fare, dunque, per non incorrere in nessun errore che, come abbiamo detto, nel primo colloquio potremmo “pagare” con la perdita del paziente?

    Imparare a calibrare l’esposizione del paziente con piccoli interventi di conduzione che ci aiutano a percorrere le quattro fasi del primo colloquio: dall’accoglienza alla definizione del contratto, con le relative regole del setting.

    È bene sottolineare che ogni fase ha obiettivi specifici che devono essere perseguiti dallo psicologo e che porteranno il paziente a vivere “un’esperienza emozionale positiva” che lo motiverà al percorso.

     

    La dott.ssa Sara Eba Di Vaio condurrà il webinar Primo colloquio clinico: dall’accoglienza alla definizione del contratto, che si svolgerà il 18 e il 25 Maggio dalle h.18,30 alle 20,00.

    Per info visita la pagina dedicata al webinar  o scrivi a webinar@obiettivopsicologia.it 

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