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    Quali sono le competenze richieste allo psicologo per operare in ambito giudiziario?

    Le aree applicative della psicologia giuridica sono ampie, differenziate e in continua espansione.

    Negli ultimi decenni infatti, la tradizione del rapporto diritto/psicologia si è progressivamente aperta a nuovi temi, accogliendo i cambiamenti e le problematiche emergenti in ambito giuridico e sociale.

    La psicologia giuridica, intesa come disciplina che fa del diritto e della giustizia il proprio oggetto di studio, ha un’identità interdisciplinare, in quanto lavora sui confini fra varie culture, varie diversità disciplinari e differenti logiche istituzionali.
    Il carattere dinamico e complesso dell’intervento psicologico – giuridico implica la peculiarità di saper coniugare criteri giuridici e criteri psicologici; laddove il ruolo di referente scientifico, da cui attingere metodi di ricerca e strumenti operativi è proprio della psicologia, mentre, al diritto e alla giustizia viene riconosciuto il ruolo di referente di contesto, cui ricondurre validità ed efficacia del proprio sapere, mantenendo, tuttavia, un’autonomia nel formulare ipotesi e progetti di intervento rispetto al proprio campo applicativo.

    Lo psicologo giuridico è quindi uno psicologo che utilizza, specializzandoli, gli strumenti diagnostici e di intervento propri della psicologia, ma sempre considerando la complessità del contesto nel quale opera.

    In questa prospettiva, la formazione in psicologia giuridica deve tener conto di due aspetti rilevanti: da un lato, le esigenze e i problemi tipici del lavoro nei contesti della giustizia, dall’altro, la complessa relazione tra diritto e scienze sociali.

    Il primo aspetto rimanda ai contenuti del lavoro psicologico all’interno dei luoghi della giustizia, quali possono essere il contesto normativo e giuridico, relativo all’insieme delle norme che regolano il funzionamento della giustizia; i contesti istituzionali, connessi ai luoghi organizzativi dell’agire professionale; i sistemi di interazione e di comunicazione, intesi come spazio interpersonale di incontro fra professionalità differenti.

    Il secondo aspetto rimanda alla dimensione interdisciplinare, intesa come caratteristica strutturale della psicologia giuridica, che permette la connessione tra diritto e psicologia.

    Lo psicologo che opera o che vorrebbe operare come psicologo giuridico ha quindi l’esigenza di possedere le competenze per comprendere e spiegare:

    • i comportamenti, i problemi, le situazioni a rischio e i relativi stati di bisogno; 
    • la ridefinizione normativa di quei problemi e di quelle situazioni;
    • il trasformarsi di quei problemi in domande di tipo giudiziario, istituzionale e contestuale;
    • la riformulazione di queste domande in esigenze di conoscenza e di intervento proposte ai servizi interni o esterni alla giustizia.


    Il Codice Deontologico non regolamenta distintamente questo campo professionale e ciò comporta che lo psicologo, trovandosi ad operare in tale contesto, riscontri notevoli difficoltà nello svolgere la propria attività.
    La necessità di regole definite ha portato alla stesura delle Linee guida deontologiche per la psicologia forense, che forniscono una guida specifica agli psicologi forensi, supportandoli nel controllo della condotta professionale e tenendo conto sia della specificità dei ruoli e dei compiti che questi ricoprono, sia di specificità generali che caratterizzano trasversalmente tutti i sottocampi (civile, penale, penitenziario), che di specificità peculiari di ciascuna area.

    Concordemente a quanto sottolineato dal Comitato sull’etica dell’EFPA (Federazione Europea delle Associazioni degli Psicologi) e considerando che le sentenze possono incidere notevolmente sul patrimonio e sulla libertà dei cittadini, risulta ovvio che, qualora uno psicologo venga chiamato ad intervenire in qualità di consulente tecnico o perito, si debba esigere da questo il massimo livello di competenza.

    A tale proposito, l'art. 3, comma 1°, delle Linee Guida Deontologiche dello Psicologo Forense recita che “Lo psicologo forense, vista la particolare autorità del giudicato cui contribuisce con la propria prestazione, mantiene un livello di preparazione professionale adeguato, aggiornandosi continuamente negli ambiti in cui opera, in particolare per quanto riguarda contenuti della psicologia giuridica, segnatamente quella giudiziaria, e delle norme giuridiche rilevanti".

    Tuttavia, una delle difficoltà maggiormente riscontrata dagli psicologi è proprio quella di poter effettuare una formazione specifica in ambito giuridico.
    La specificità delle competenze richieste allo psicologo giuridico, come visto, è strettamente collegata alla dimensione interdisciplinare in cui opera e rinvia al suo doversi confrontare con differenti e complessi livelli che ne contraddistinguono l’attività professionale e le dimensioni tecnico – operativo.

    Lo psicologo giuridico è chiamato ad operare all’interno di un contesto multi professionale, caratterizzato da culture di riferimento non facilmente conciliabili e da cornici che riconducono ad aspetti normativi e istituzionali differenti. La necessità di collaborazione richiede la capacità di rapportarsi in modo competente e costruttivo con le altre discipline giuridiche ed extra-giuridiche, nel rispetto dei limiti e nella salvaguardia dell’autonomia professionale di ciascuno.

    In quest’ottica la competenza dello psicologo giuridico deve includere:

    • una formazione specifica che includa una buona conoscenza clinica, unitamente alla capacità di utilizzare strumenti diagnostici adeguati ai vari contesti;
    • una buona conoscenza dell’ambito culturale in cui gli operatori del diritto operano;
    • una buona conoscenza dei criteri normativi che fanno da cornice all’intervento;
    • una buona conoscenza dell’articolato di legge, dell'applicazione delle norme e degli articoli dei codici di procedura penale e civile, in quanto strumenti fondanti per l’applicazione della giustizia;
    • una buona capacità di relazionarsi con il sistema di servizi con cui si trova ad interagire, unitamente alla capacità di realizzare aperture nei confronti di altre professionalità, appartenenti a diversi contesti operativi;
    • una competenza nella traduzione del linguaggio psicologico nel linguaggio giuridico e processuale. Ovvero la capacità di utilizzare un linguaggio fruibile, capace di “contestualizzarsi”, rielaborando e dimensionando i costrutti psicologici evocati dalle norme.


    Conseguire una formazione specifica però, non si identifica con una pretesa di expertise nei due ambiti e non corrisponde quindi all’acquisizione di una specializzazione giuridica, ma si avvicina più all’idea di una cultura psicologica della legge e si riferisce alla capacità di saper calibrare e orientare la competenza psicologica, attraverso una riflessione di metodo e di contenuto che si traduca in competenza psicologico – giuridica.

    La molteplicità delle committenze, la non coincidenza fra committente e utente, la strutturale discontinuità fra valutazioni cliniche e decisioni giudiziarie vanno a modificare i confini di un tradizionale setting clinico, a ciò ne consegue quindi, che le tradizionali attività psicologiche, “nel contesto giuridico assumono caratterizzazioni del tutto peculiari, le cui valenze sono solo in parte assimilabili ai significati loro attribuibili in altri ambiti tipicamente psicologici” (De Leo, Patrizi, 2002, p. 262).

    Obiettivo dello psicologo è quello di riuscire a connettere in maniera flessibile il proprio agire professionale e a contestualizzare i propri modelli interni sulla base delle dinamiche processuali, in quanto queste ultime orientano gli obiettivi e i risultati dell’intervento stesso.

    Allo psicologo giuridico, quindi, sono richieste contemporaneamente due competenze distinte e interconnesse: quelle interdisciplinari e quelle specialistiche, sia a livello di metodo che di contenuto.
    In questo complesso scenario, lo psicologo come e dove può acquisire le competenze necessarie per poter operare in un contesto giuridico?

    Sicuramente è indispensabile:

    • un percorso formativo nella disciplina di appartenenza, unitamente ad una specializzazione rispetto ai diversi campi applicativi;
    • un aggiornamento professionale continuo, che può essere realizzato sia con la presenza fisica alle attività (seminari, convegni, corsi, giornate di studio, corsi professionali, etc.), sia in forma cartacea (studio di pubblicazioni significative a carattere scientifico nazionale e internazionale), sia on-line;
    • una formazione discorsiva: intesa come possibilità di interazione concreta con le diverse figure professionali, centrata sul confronto e il dibattito su tematiche di interesse comune;


    Una formazione dinamica e flessibile quindi, che unisce la competenza teorica ad una dimensione operativa – pratica, all’interno della quale lo psicologo possa sperimentarsi concretamente, al fine di misurare la propria efficacia teorico – metodologica.

    Questo permette al professionista di ricavare gli indicatori per monitorare il proprio “saper essere” e il proprio “saper fare”.

    Bibliografia
    DE LEO G., PATRIZI P., (2002), Psicologia Giuridica, Società editrice il Mulino, Bologna.
    BERTI C., (2002), Psicologia sociale della giustizia, Società editrice il Mulino, Bologna.
    GULLOTTA G., (2002), Elementi di Psicologia Giuridica e di Diritto Psicologico. Giuffrè Editore, Milano.
    Gulotta G. (a cura di) (1979), Psicologia giuridica, Franco Angeli, Milano.
    VOLPINI L., (2008), Appunti di Psicologia Giuridica, Edizioni Kappa, Roma

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