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    Ricerca: una cura per ‘ringiovanire’ il cervello

    Una particolare sostanza, la Controitinasi ABC, curando il cosiddetto ''occhio pigro'', ovvero l' abbassamento della vista di un occhio, potrebbe ridare elasticita' al cervello riportandolo alla flessibilita' propria dell' infanzia.

    E' quanto ha verificato, in esperimento su ratti, un gruppo del Dipartimento di Psicologia dell' Universita' di Firenze, della Scuola Normale di Pisa e dell' Istituto di Neuroscienze del CNR di Pisa.
    I ricercatori spiegano pero' che, al momento, esistono difficolta' nell' applicare questi risultati all' uomo, ma le prospettive per rallentare l'invecchiamento del cervello sono promettenti.
    La ricerca si riferisce ad esperimenti condotti su ratti.

    Il gruppo ha dimostrato che questi animali, resi ambliopi in giovane eta' per occlusione di un occhio e che sviluppano una patologia visiva irreversibile, possono riacquistare una normale visione nell'occhio ambliope dopo trattamento con una particolare sostanza, appunto la Condroitinasi ABC, che inibisce la matrice cellulare, formata da un insieme di complesse catene molecolari che stanno tra i neuroni.

    Se in giovane eta' l'animale, come anche l'uomo, non ha una vista ugualmente sviluppata nei due occhi, e se uno di essi ha un'anomalia, che puo' essere grave come una cataratta congenita o una opacizzazione della cornea, ma anche relativamente banale come un difetto di rifrazione solo in un occhio, i neuroni visivi finiscono progressivamente per rispondere solo all'occhio che funziona meglio.

    Di conseguenza il soggetto perde progressivamente la vista nell'occhio piu' debole. Finora era accertata la possibilita' di intervenire efficacemente solo in giovane eta', allenando l'occhio piu' debole con l'occlusione dell'occhio sano per breve tempo.

    Il nuovo esperimento 'condotto dai ricercatori toscani, prova invece il contrario: in animali adulti, dopo trattamento della corteccia visiva con Condroitinasi ABC, si hanno risultati positivi e la visione ritorna normale. Naturalmente esistono difficolta' nell'applicare i risultati ottenuti sugli animali all'uomo, ma le prospettive sembrano promettenti.

    Articolo tratto da: www.toscanatv.com

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