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    Sei fisionomista? Il segreto e’ nei primi anni di vita

    La capacità di riconoscere i volti si impara da piccoli. Si potrebbe sintetizzare così il risultato di uno studio dell'Università Milano-Bicocca, che ha dimostrato come la nostra memoria visiva sia influenzata da ciò che vediamo nei primi anni di vita. Il team di studiosi ha dimostrato infatti che l'esperienza nel riconoscere i volti è facilitata se si sviluppa nei primi tre anni di vita, mentre non ha nessun effetto se acquisita da adulti. Non solo: il nostro sistema percettivo si ricorda dell’esperienza alla quale è stato esposto in quel periodo e la utilizza per gli apprendimenti successivi che risultano così facilitati. Lo studio, guidato da Viola Macchi Cassia, del dipartimento di Psicologia, è appena stato pubblicato sul sito della rivista 'Psychological Science' e, a luglio, sarà disponibile anche nella versione cartacea.

    "Lo studio – spiega Macchi Cassia – dimostra per la prima volta che l’esperienza visiva precoce, ossia quella alla quale siamo esposti nei primi anni di vita, ha una capacità di plasmare e influenzare i nostri processi percettivi molto maggiore rispetto all’esperienza acquisita in età adulta, tanto grande da produrre effetti che rimangono latenti nel corso dello sviluppo, pronti a riattivarsi dopo molti anni, alla comparsa di una nuova esperienza. In sostanza, l’esperienza precoce è in grado di preservare il sistema percettivo dalla perdita di plasticità che naturalmente avviene nel corso dello sviluppo". I ricercatori hanno studiato la capacità di riconoscere volti di neonati in bambini di 3 anni con e senza un fratello o una sorella minore, in donne adulte madri al primo parto di un bambino o bambina di 9 mesi e che, nei primi 3 anni di vita, hanno o non hanno avuto un fratello o una sorella minore senza avere avuto nel corso della vita altre particolari esperienze con bambini di età inferiore ai 3 anni, e in donne adulte prive di qualsiasi esperienza con bambini (non esperte), eccetto quella derivante dall’avere avuto un fratello o una sorella nei primi 3 anni di vita. La nascita di un fratello minore nei primi 3 anni di vita ha consentito ai ricercatori di studiare gli effetti immediati (nei bambini di 3 anni) o a lungo termine (nel caso delle donne adulte non esperte) dell’esperienza precoce con un neonato. La nascita di un figlio ha consentito di isolare nelle madri al primo parto gli effetti dell’esperienza acquisita in età adulta sul riconoscimento di volti di neonato.

     

    I risultati hanno dimostrato che, mentre i bambini con fratello o sorella minore riconoscono i volti di neonato in modo più accurato e utilizzando processi percettivi maggiormente specializzati rispetto ai loro coetanei che non hanno un fratello o una sorella più piccola, la nascita di un figlio nelle donne adulte non influenza in alcun modo i processi percettivi e l’accuratezza del riconoscimento dei volti di neonato. L’unica condizione nella quale l’esperienza acquisita in età adulta dalle madri ha un effetto sul riconoscimento dei volti di neonato è quella in cui l’esperienza tardiva si somma all’esperienza precoce acquisita nei primi 3 anni di vita, come accade nel gruppo delle madri con fratelli o sorelle minori.

    Fonte: http://www.adnkronos.com/IGN/Altro/?id=3.0.3553658659

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