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    Sentirsi padri-di: l’engrossment

    Attualmente i mutamenti culturali hanno profondamente influenzato il modo di pensare del padre, lo sappiamo bene.

    Parlare di sentimento di paternità oggi infatti, vuol dire privilegiare l’aspetto interno e relazionale anziché il ruolo. L'Essere padre è un mutamento di status collegato alla nascita di un figlio, mentre il sentirsi padre rinvia ad una percezione di sé più intima e collegata con le emozioni e i sentimenti.

    Il recupero della dimensione interna della paternità e la consapevolezza profonda di diventare genitore, costituisce per l’uomo un compito più complesso di quanto non sia la maternità per la donna.


    Tanto più oggi che non esistono modelli precisi a cui far riferimento per sentirsi un buon padre. È difficile per un uomo ritrovare nella propria esperienza la figura di un padre coinvolto e affettivamente partecipe con cui confrontare il vissuto del sentirsi padre. 
    A pensarci bene non esistono nemmeno attività ludiche di preparazione alla paternità: il maschietto non fa giochi in cui si rappresenta padre di un bambino ma al massimo fa il padre che lavora. I ricordi circa l’accudimento, per la maggior parte delle persone, sono legati più a figure femminili, e la difficoltà consiste proprio nel recuperare il materno in un ruolo mascolino.

    Una maggiore autoconsapevolezza da parte del padre dunque, appare come processo graduale che si costruisce nel tempo attraverso la conoscenza di sè stesso e dell'altro ed il rapporto unico e personalizzato che un padre instaura con il suo bambino, lungo il "confine di contatto", inteso gestalticamente come "luogo relazionale, dove risiede l'interazione, il rapporto, dove ha luogo l'esperienza della realtà" (Righetti, 2005, p.33).

    È così che l’interazione padre-neonato diviene un legame forte che si intensifica sempre di più, via via che il bambino cresce.

    Dopo il parto infatti, l'uomo ha finalmente la possibilità tanto attesa di poter conoscere il figlio attraverso un rapporto che, non essendo più mediato dalla compagna, prevede una crescente sintonizzazione fra il bambino immaginato e quello reale. In ogni caso la relazione, data la sua nuova natura, si arricchisce di nuovi elementi. 

    Primo fra questi è il rinnovato senso della sensibilità e l'interesse a comprendere le esigenze del piccolo, ponendosi in una posizione di ascolto della "natura" del figlio (Pietropolli Charmet, 2000). Il papà ritiene necessario entrare in un rapporto più diretto con il bambino prendendosi cura di lui fin dalla nascita e costruendo quotidianamente la relazione. L’assunzione precoce di responsabilità nei confronti del piccolo deriva dal percepire la sua presenza e l’apporto che l'uomo-padre ora può dare come significativo e importante, tanto per il bambino quanto per se stesso, in termini di arricchimento personale.
    Il sentimento di assorbimento, preoccupazione e di interesse per il neonato da parte dei padri nel post-parto sembra essere dettato da quello che Greenberg e Morris (1974) hanno chiamato e descritto come engrossment.

    Consiste in una sorta di imprinting che facilita l'attaccamento dell'uomo al bambino, incrementando la motivazione dell'adulto ad occuparsi del figlio, del quale impara, progressivamente, a decodificare i segnali.


    Per capire meglio il senso della definizione si riportano le parole dello stesso Autore: "Quando un padre si sente "assorbito" dal suo bambino è proprio perchè, per lui, questa creatura appena nata è diventata più grande della sua vita stessa; non solo, anche gli stessi padri si sentono come "cresciuti", diventati più grandi, più forti, più sicuri, più maturi"….."È come una forza misteriosa su cui non hai controllo alcuno, ti attira inesorabile verso il figlio neonato" (Greenberg, 1994, p.34). 

    È necessario tuttavia che concorrano delle circostanze favorevoli: la sensibilità e la preparazione del neo-padre, oltre all'ambiente ospedaliero idoneo, favoriscono e stimolano un contatto precoce e prolungato tra genitori e neonati
    Per questo Greenberg (1994) suggerisce, qualora il sistema ospedaliero ne sia attrezzato, l'idea del rooming in.
    Questo protocollo permette dei privilegi che si distinguono per il livello di maggiore flessibilità delle visite, con tutto quello che ne deriva. I padri e le madri possono dunque usufruire di una condizione più "naturale" in cui conoscere e avere i primi contatti col figlio, in un ambiente sicuramente più tranquillo e sereno.

    Alcune ricerche sulla paternità (Palkowitz, 1982; 1985) hanno individuato diversi fattori predittivi di un rapporto soddisfacente dell’uomo con il neonato (presenza alla nascita, frequenza di corsi di preparazione al parto insieme alla compagna, aver avuto l’opportunità di occuparsi del neonato dai primi giorni, ecc.).
    Tuttavia l’elemento che esercita maggiore influenza sulla percezione di sé come padre adeguato e permette in assoluto di vivere l’esperienza come gratificante è la qualità della relazione di coppia.

    Imparare ad essere madri e padri richiede energie e fiducia reciproca perchè ognuno ha bisogno costantemente di vedersi riconosciuto dall’altro nella sua specificità: così l'uomo/padre trova collocazione e sperimenta la competenza nel ruolo assegnatogli all'interno della famiglia e nella società che lo accoglie.


    Questo risulta tanto più vero in un momento in cui i modelli culturali non costituiscono punti di riferimento sicuri, essendo il ruolo del padre autoritario in via d'estinzione, ma non essendo ancora sufficientemente elaborati modi nuovi di svolgere tali funzioni paterne accettati e condivisi (Badolato, 1993).
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