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    “Sessualizzazione” – non questione morale, bensì medica…

    Avrebbe dovuto bastare il buon senso per farlo intuire ma ora – a scanso di dubbie giustificazioni e ingiustificati dubbi – è uno studio patrocinato dall’American Psychological Association e condotto dall’Università della Califonia in Santa Cruz a sancirlo: la sessualizzazione spinta che media e mondo della comunicazione fanno dell’immagine femminile genera nelle teenager ricadute negative che sconfinano nell’insorgenza di patologie.

    Per “sessualizzazione” i ricercatori intendono sia la rappresentazione della persona femminile come oggetto sessuale sia il conseguente messaggio subliminale secondo cui il valore della persona è determinato dal sex appeal che essa riesce a produrre. A esempio tipico di questo tipo di approccio, i ricercatori hanno indicato un’immagine pubblicitaria la cui protagonista – la cantante pop Christina Aguillera – è vestita come una scolaretta, ha la camicetta generosamente sbottonata e tiene in mano un lecca lecca.

    Ma è stato l’intero mondo dell’entertainement business ad essere analizzato dal team di psicologi dell’Università di Santa Cruz: televisione, video musicali, testi delle canzoni, riviste, film, videogiochi e il Web. “Abbiamo evidenze ampie e conclusive” affermano con il tipico linguaggio scientifico che non ammette repliche i ricercatori, “che la sessualizzazione delle ragazzine finisce con influire in modo pesantemente negativo sui loro processi cognitivi, sulla loro salute fisica e mentale e sul loro corretto sviluppo sessuale”.

    Ovviamente i ricercatori chiudono le riflessioni del loro rapporto chiedendo un’inversione di tendenza e appellandosi al senso di responsabilità di scuola, famiglia e governi.
    Difficile pensare però che laddove non è bastato il buon senso possa riuscire un pur dettagliato studio scientifico (http://www.apa.org/pi/wpo/sexualization.html)

    Fonte: http://www.lastampa.it

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