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    Soffrono di solitudine 4 milioni di italiani. I giovani cercano compagnia virtuale

    Per quattro milioni di italiani la solitudine è ormai diventata un’ingombrante compagna di vita; 1 italiano su 4 ha invece provato questa sensazione angosciante almeno una volta. Un fenomeno ancora poco studiato ma dilagante, una vera e propria malattia sociale sulla quale, a Roma, si sono confrontati psicologi e psichiatri nel corso di un convegno organizzato dall’Associazione culturale Jacob Levi Moreno. «La solitudine è una condizione trasversale – spiega Sabina Manes, psicoterapeuta e presidente dell’Associazione J. L. Moreno – che prescinde dalle condizioni sociali, economiche, dal sesso o dall’età. Basandomi su ricerche e studi compiuti, questo disagio potrebbe essere ricondotto alla prima infanzia, al legame con una madre che non è riuscita a rappresentare un porto sicuro per il proprio figlio».

    «In passato – sottolinea Paolo Cianconi, psichiatra antropologo – la solitudine era vista come un luogo privilegiato per stimolare la propria creatività. Oggi invece deriva dal senso di isolamento e dalla mancanza di valori prodotti dalla globalizzazione. Soprattutto i giovani e gli adolescenti, pur essendo affamati di relazioni, finiscono per colmare il vuoto con oggetti e feticci e stabiliscono rapporti virtuali tramite i social network e gli sms».

    Nel corso dell’incontro, gli esperti hanno poi analizzato le diverse solitudini, come quella della vecchiaia, della malattia mentale o quella della realtà carceraria che viene fronteggiata con veri e propri percorsi artistici. «Esistono evidenze scientifiche – afferma Maria Antonietta Coccanari de’ Fornari, docente di psichiatria all’università La Sapienza di Roma – che testimoniano come le esperienze creative dei reclusi riducano il tasso di recidive e di suicidi».

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