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    Sotto stress e spaventati: anche i medici hanno bisogno dello psicologo

    Un sostegno psicologico in corsia a medici e infermieri: è la necessità emersa da un’indagine effettuata su 592 operatori sanitari. Un aiuto per gestire le emozioni e la relazione col paziente e con i suoi famigliari.

    Ci sono casi in cui anche i medici si trovano di fronte a situazioni che mettono a dura prova anche quelli più ‘corazzati’: la comunicazione ai familiari della morte di un congiunto, la scoperta di un male che non perdona, il decesso di un bambino. Cosa fare, come reagire allo stress emotivo che tali situazioni comportano, in quale modo comunicare il tragico evento. Sono tutti casi in cui non solo i medici, ma anche il personale infermieristico, ritengono necessaria la presenza di uno psicologo in corsia.

    E non si pensi che tale necessità sia avvertita solo dagli operatori di reparti come l’oncologia e le cure palliative: sotto grande stress finiscono anche quelli dei pronto soccorso, delle neonatologie, delle pediatrie, delle rianimazioni. Il bisogno di un sostegno psicologico emerge da un’indagine effettuata su 592 tra medici e infermieri dell’ospedale di Rimini, i cui risultati sono stati presentati ieri nel corso di un convegno di Area Vasta, organizzato dall’Ausl di Rimini e coordinato da Maria Maffìa Russo, direttore del programma di Psicologia dell’Azienda Usl riminese.

    "Emerge che tutte le figure professionali coinvolte gradiscono o gradirebbero — spiega Maffìa Russo — la presenza di figure di psicologi a sostegno del loro lavoro per aiutarli a gestire al meglio le emozioni e la relazione col paziente e con i suoi famigliari. Secondo gli operatori sanitari, inoltre, lo psicologo potrebbe essere utile nella gestione delle emozioni del paziente rispetto alla diagnosi e soprattutto alla prognosi della sua malattia".

    Medici e infermieri, come sottolinea ancora la dottoressa "devono gestire emozioni fortissime, e questo porta una grossa fatica, un coinvolgimento. Di certo un operatore consapevole delle relazioni che si instaurano in particolari momenti della vita, come quello della malattia, sarà un operatore che può lavorare meglio".
    Quello che il convegno ha voluto anche mettere in evidenza, è la necessità di un approccio medico che prenda sempre più in carico il paziente nella sua totalità, quindi non solo un approccio bio-medico, ma bio-medico-sociale.

    Nell’Ausl di Rimini è attivo da due anni un progetto che vede la presenza di psicologi in varie Unità Operative, tra cui quelle di Pediatria, Terapia intensiva neonatale, Oncologia, Hospice-Terapia Antalgica, Nefrologia. "Abbiamo iniziato a lavorare con il personale infermieristico da un paio di anni, organizzando dei corsi di formazione — prosegue ancora Maffìa Russo —. Proguiremo poi cercando di individuare quali possano essere gli strumenti di pratica clinica migliori per collaborare coi professionisti medici".

    Fonte: http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/

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