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    Stress lavoro correlato: l’interesse dell’Europa per il benessere in azienda

    Si ha molta confusione spesso nel comprendere cosa si intende per stress lavoro-correlato.
     
    Erroneamente lo si confonde con un altro rischio psicosociale del mondo del lavoro, ovvero il mobbing, un fenomeno caratterizzato da molestie o violenze psicologiche sul posto di lavoro; questo è un insieme di comportamenti e atteggiamenti violenti, atti vessatori e minacce nei confronti di uno o più lavoratori subiti dai colleghi, dai superiori o dai sottoposti, ripetuti nel tempo e in modo sistematico.
     
    Il lavoratore mobbizzato vive una situazione stressante, ma non si tratta di stress lavorativo poiché tale fenomeno non deriva da una cattiva gestione ed organizzazione del contesto o del contenuto lavorativo, ma da comportamenti individuali, volontari, illeciti e dolosi.
     
    Il mobbing perciò non può essere oggetto di valutazione del rischio stress lavoro-correlato, ciò è espresso anche nell’Accordo Europeo del 2004 il quale chiarisce “il presente accordo non concerne la violenza, le molestie e lo stress post-traumatico”, pur riconoscendo la rilevanza stressogena del fenomeno.
     
    Altro errore comunemente commesso è considerare lo stress e l’ansia due sinonimi, invece che due fenomeni differenti per cause ed effetti.
     
    Se lo stress è la risposta dell’organismo a stimoli avversi, l’ansia è il risultato di un processo emozionale mediante il quale si attribuisce a determinate situazioni, un significato di pericolo.
     
    Ciò nonostante ansia e stress sono strettamente collegate e correlate, sono due facce della stessa medaglia: lo stress è la prima sollecitazione che l’organismo subisce quando vi è un cambiamento e viene meno l’equilibrio tra l’organismo e l’ambiente, l’ansia invece è una possibile conseguenza dello stress, una delle tante emozioni che possono scaturire (EPC, 2009).
     
    Hans Selye  sosteneva che “la cosa più stressante è dare una definizione di stress”, a conferma del fatto che questo è un fenomeno molto chiaro per chi lo vive e lo subisce, ma allo stesso tempo è difficile definirlo, misurarlo ed elencarne le caratteristiche principali, così come distinguerlo da altre condizioni simili.
     
    Nel corso degli anni l’interesse della psicologia nei confronti dello stress lavoro-correlato ha dato il via a diversi filoni di ricerca, che hanno portato all’elaborazione di modelli volti a spiegare il nesso causale tra le determinanti dello stress lavorativo e le conseguenze, spesso dannose, per il lavoratore ma anche per l’azienda stessa.
     
    Attiva sul fronte della sensibilizzazione e dell’informazione riguardo la salute e la sicurezza dei lavoratori, sia da un punto di vista sia sociale che economico, vi è l’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro (EU-OSHA) la quale si occupa di progettare e sviluppare strumenti pratici destinati alle micro, piccole e medie imprese per aiutarle a valutare i rischi nei luoghi di lavoro. 
     
    In particolare l’Osservatorio Europeo dei Rischi si occupa di identificare i nuovi rischi emergenti al fine di migliorare la tempestività e l’efficacia delle misure preventive.
     
    Dagli studi condotti dall’osservatorio sono emersi dati allarmanti riguardanti i danni causati dallo stress lavorativo.
     
    Traducendoli in numeri è emerso che il 27% dei lavoratori europei soffre di stress lavoro-correlato, quindi poco più di uno su quattro; inoltre le giornate lavorative perse attribuibili allo stress professionale (malattie professionali, assenteismo, infortuni) oscillano tra il 50% ed il 60%.
     
    Altro dato preoccupante riguarda la salute dei lavoratori, infatti lo stress è la seconda causa tra i problemi di salute legati al lavoro, in particolare nel 2005 ha colpito il 22% dei lavoratori europei.
     
    In un periodo di crisi economica mondiale, se da un lato il problema dello stress lavoro-correlato può sembrare una preoccupazione marginale e comunque non prioritaria, dall’altro ha determinato uno spreco eccessivo di denaro; nel 2002 il costo dello stress registrato in 15 paesi dell’UE è stato di circa 20 milioni di euro.
     
    Una cifra enorme se si pensa che è il risultato sia delle giornate lavorative perse, che delle spese sanitarie dei lavoratori nei casi di infortunio o di malattia professionale.
     
    Cifra che potrebbe essere ridotta notevolmente se solo le aziende progettassero, sviluppassero ed attuassero interventi di prevenzione al fine di evitare o di ridurre l’insorgere di questo nuovo rischio, con un considerevole risparmio di risorse economiche.
     
     
    Articolo scritto da Elisa Corsa docente del corso: Stress Lavoro-Correlato: strumenti di valutazione e intervento dello Psicologo.
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