• Unisciti ai 250951 iscritti

    Terapia della Bambola nel paziente con demenza

    La Terapia della Bambola è una terapia non farmacologica che migliora le funzioni cognitive, relazionali e la gestione dei disturbi comportamentali nel paziente con demenza.
     
    Una nuova concezione dell’anziano e soprattutto dell’anziano con demenza, sta prendendo piede nello scenario volto alla presa in carico e al miglioramento della qualità della vita della persona anziana.
     
    Sono, infatti, attualmente disponibili varie terapie a carattere non farmacologico per il trattamento delle demenze.
     
    Un intervento che opera in questa direzione e trova ampio utilizzo nella clinica è la cosiddetta “Doll Therapy” ovvero Terapia della Bambola che nasce dalla terapia del giocattolo.
     
    Nelle malattie accomunate da un progressivo decadimento cognitivo, come le demenze, molto spesso emergono, con il passare del tempo, sintomi psichiatrici e comportamentali quali sintomi psicotici, agitazione, disturbi dell’umore come la depressione, apatia e iperattività.
     
    Considerato il crescente numero di persone con demenza, si sente sempre più forte il bisogno di interventi più personalizzati per attenuare i sintomi associati a questa condizione.
    Kitwood (1997) sostenne che i sintomi della demenza non sono semplicemente il risultato di cambiamenti organici del cervello ma, la conseguenza della relazione tra questi cambiamenti e l’ambiente psicosociale.
     
    Per muoversi verso un modello olistico di cura alle persone con demenza, è importante limitare l’uso di farmaci neurolettici ed esplorare altri interventi che possono migliorare la gestione dei sintomi e la qualità di vita della persona anziana.
    L’uso di interventi non farmacologici nella cura del disagio invita, quindi, gli operatori sanitari ad assumere un approccio di cura centrato sulla persona.
     
    Alla luce di queste motivazioni, negli ultimi anni, i servizi attivi sul territorio richiedono sempre più la loro attuazione in progetti preventivi, riabilitativi e terapeutici (Cilesi, 2009).
     
    Le terapie non farmacologiche consistono in interventi che agiscono sulla sfera cognitiva, comportamentale, relazionale ed emotiva in pazienti sani (come prevenzione) o con demenza da grado lieve a severo (Cilesi, 2007).
     
    Uno, fra questo tipo di interventi, è la Doll Therapy o Terapia della Bambola: nata in Svezia verso la fine degli anni ‘90 dall’idea di Britt Marie Egedius Jakobsson, psicoterapeuta, che l’aveva pensata per stimolare l’empatia e le emozioni del proprio figlio autistico.
     
    Gli studi hanno osservato che l’uso dei giocattoli favoriva effettivamente sentimenti positivi di attaccamento e sicurezza, miglioramenti nella comunicazione, e una diminuzione dei comportamenti aggressivi e oppositivi, in anziani con varie forme di demenza.
     
    Attraverso un’analisi retrospettiva condotta su anziani con diagnosi di demenza residenti in casa di riposo, Ellingford, James, e Mackenzie (2007) hanno rilevato un aumento di comportamenti positivi come ad esempio impegnarsi in attività e una diminuzione di comportamenti aggressivi nei residenti coinvolti nella terapia con la bambola rispetto ai soggetti che non la utilizzavano.
     
    Heathcote e Clare (2014) hanno riportato 12 casi di pazienti che hanno mostrato grandi benefici dalla terapia della bambola come: diminuita agitazione, aumento delle interazioni, e un miglioramento dell’appetito. 
     
    Ulteriori studi hanno riferito che gli anziani con demenza hanno sviluppato relazioni significative e piacevoli con le bambole, sentimenti di attaccamento e orgoglio (Stephens et al., 2013).
     
    Questa terapia si caratterizza, quindi, come un intervento dinamico tra l’anziano, la bambola e chi gli sta vicino per ottenere benefici nella comunicazione, nelle relazioni, per avere effetti calmanti e una riduzione dei comportamenti socialmente inappropriati.
     
    Ma in che cosa consiste questa terapia poi all’atto pratico?
     
    Le bambole che vengono utilizzate per la terapia non sono le semplici bambole che si possono trovare nei negozi di giocattoli, ma hanno una caratteristica particolare: sono delle bambole empatiche (braccia leggermente aperte, piacevoli al tatto, peso e consistenza del corpo specifici).
     
    Questi aspetti che le contraddistinguono da tutte le altre bambole in commercio, le rendono uniche e irripetibili. 
    Gli autori Mackenzie Wood-Mitchell e James (2007) ci hanno fornito delle linee guida per l’uso della bambola per la terapia.
     
    Tra queste linee guida vengono specificate le caratteristiche che le bambole dovrebbero avere come ad esempio distribuzione del peso, dimensioni, tessuto morbido, sguardo, capelli sbarazzini, posizione di braccia e gambe che favoriscono l’accudimento attivo dell’anziano, dimensioni e tratti somatici diversi in modo che non si crei confusione sul possesso con gli altri ospiti, ogni persona ha la sua bambola!
     
    Per quanto riguarda il “come” presentare la bambola alla persona anziana, prima di tutto è indispensabile chiedere formalmente, a chi si prende cura nonché ai familiari, l’autorizzazione e il consenso per l’inserimento dell’anziano nella terapia della bambola.
     
    Questo perchè, al fine della riuscita in termini terapeutici della terapia, bisognerebbe considerarla proprio come un farmaco, con le sue regole di assunzione e di utilizzo, con un inizio e una fine ed un’alternanza tra uso e non uso.
    Tali regole e accorgimenti dovrebbero essere rispettate e condivise da tutte le persone che ruotano intorno alla persona anziana (operatori e caregivers).
     
    Come si introduce la bambola? 
     
    Diversi autori consigliano di introdurre la bambola in maniera indiretta e molto naturalmente, senza definire troppo, magari lasciandola nelle aree comuni in modo tale da consentire una libera interazione con essa.
    Gli operatori coinvolti, inoltre dovrebbero compilare una griglia apposita di osservazione del paziente con la bambola e garantire anche che la bambola non venga tolta all’ospite senza permesso o senza una valida spiegazione.
     
    Sarà l’anziano con demenza che deciderà se si tratta di un bambino o di una bambola; ed è responsabilità degli operatori rinforzare questa credenza, i quali vengono incoraggiati ad utilizzare lo stesso termine scelto dall’anziano per definire la bambola (ad es. bambino o bambola) in modo tale da non creare confusione.
     
    Tra i punti di forza e i vantaggi che sono stati riscontrati nell’utilizzo della terapia della bambola si possono annoverare: il miglioramento del benessere personale attraverso l’incoraggiamento dell’interazione e della comunicazione, il favorire dell’attaccamento e il bisogno di accudimento,  l’incremento della stimolazione sensoriale attraverso l’attività e l’attenuazione dei sintomi comportamentali.

    Bibliografia
    Cilesi, I. (2007). Pazienti Alzheimer: Disturbi del comportamento e sperimentazioni. Assistenza anziani, Apr; 45-47.
    Cilesi, I. (2009). Alleviare le tensioni: Come favorire lo star bene con una bambola. Assistenza anziani, Mag; 55-59.
    Ellingford, J., James, I., & Mackenzie, L. (2007). Using dolls to alter behavior in patients with dementia. Nursing Times, 103(5), 36-37.
    Heathcote, J., & Clare, M. (2014). Doll therapy: Therapeutic or childish and inappropriate? Nursing & Residential Care, 16, 22-26.
     
    Per lasciare un commento è necessario aver effettuato il login.

    Aree riservate agli abbonati di liberamente