• 250947 iscritti di cui 11 online

    Test e valutazioni psicologiche con la realtà virtuale

    Molte ricerche dimostrano che le valutazioni dell'ADHD che utilizzano la realtà virtuale correlano con i risultati delle misurazioni tradizionali fatte con test carta e matita.

    Mentre i test neuropsicologici tradizionali possono individuare in modo affidabile i deficit cognitivi legati ai disturbi, gli ambienti virtuali aggiungono ai test un importante elemento del mondo reale.

    Come funziona?
    Un bambino con disturbo da deficit di attenzione e iperattività indossa una cuffia di realtà virtuale (VR) e si ritrova in un'aula simulata. Gli viene chiesto di svolgere un compito, ad esempio guardare l'insegnante scrivere alla lavagna una particolare sequenza di lettere.
    Mentre guarda, lo scenario diventa sempre più distraente: i bambini passano le note ai compagni, si vede passare un autobus fuori dalla finestra, si sentono scricchiolii sull'interfono etc.

    I ricercatori controllano queste distrazioni, il tutto nel tentativo di valutare le prestazioni del bambino e individuare il tipo di problemi di attenzione presenti.

    Gli psicologi stanno studiando questo tipo di ambienti da due decenni. Ora, grazie ai rapidi miglioramenti tecnologici avvenuti, le valutazioni fatte tramite la realtà virtuale sono pronte a uscire dal laboratorio per entrare nel mondo reale.

    Ma la VR non è l'unica nuova tecnologia ad animare il mondo della valutazione. I ricercatori stanno iniziando a utilizzare strumenti come i giochi e le valutazioni basate su video per misurare la funzione esecutiva nelle persone affette da demenza, valutare la predisposizione degli individui per le droghe e l’alcol, valutare le capacità e le abilità dei candidati ad un posto di lavoro.

    Molte di queste tecnologie devono ancora essere testate con una ricerca rigorosa e ci sono alcune questioni in sospeso relative alla sicurezza dei dati e alla privacy da rispettare. Tuttavia, gli esperti sono ottimisti riguardo alle possibilità che possono offrire.

    "Sono necessarie ancora molte ricerche per convalidare queste valutazioni, ma le tecnologie stanno diventando molto più economici e facili da usare", afferma lo psicologo Albert Rizzo, direttore della realtà virtuale presso l'Università del Southern California (Institute for Creative Technologies). Negli ultimi anni, ad esempio, i miglioramenti tecnologici hanno ridotto drasticamente il costo dei sistemi VR a poche centinaia di euro.
    "Tutti gli ostacoli all'adozione stanno lentamente venendo meno", dice, "e penso che vedremo questa nuove modalità valutative entrare presto nella pratica comune".

    La valutazione diventa virtuale
    Molti dei test neuropsicologici in uso oggi sono in circolazione da quasi un secolo.

    Mentre i test neuropsicologici tradizionali possono individuare in modo affidabile i deficit cognitivi correlati a disturbi come l'ADHD o la demenza, gli ambienti virtuali aggiungono un importante elemento reale ai test.
     
    "Quello che le persone vogliono davvero sapere è se una persona sarà in grado di tornare al lavoro o in classe, e quanto bene riusciranno a farlo” (Parsons).

    I ricercatori hanno dimostrato che le valutazioni dell'ADHD e dell'autismo fatte tramite la VR sono correlati con i risultati delle tradizionali misurazioni dei test carta e matita (Journal of Autism and Developmental Disorders, Vol. 46, No. 4, 2016). 
    Ma il test virtuale fa un ulteriore passo in avanti, misurando elementi di distrazione come il modo in cui un bambino muove la testa o si agita oppure se il bambino non riesce ad osservare l'insegnante che scrive lettere sulla lavagna, il test può aiutare a spiegare il perché.

    "Possiamo vedere se il bambino sta guardando l'insegnante ma manca il “bersaglio”, o se sta guardando fuori dalla finestra e lo manca. 
    Sono distratti, o c'è una perdita di concentrazione? Questi due tipi di errori sono fondamentalmente diversi, (Rizzo).

    Gli ambienti virtuali possono avere un ruolo nella valutazione di altre condizioni cliniche. Parsons, ad esempio, ha creato una simulazione virtuale del supermercato che viene eseguita su un laptop standard.

    Utilizzando l'ambiente virtuale, può testare la memoria e la funzione esecutiva nelle persone con deficit cognitivi, come gli anziani con il morbo di Alzheimer.

    In uno studio, ha chiesto agli anziani e ai giovani adulti di navigare nel negozio virtuale per acquistare articoli presenti in una lista, consegnare una prescrizione medica allo sportello della farmacia e ricordarsi di visitare un reparto del supermercato dopo un certo periodo di tempo. 
    I punteggi dei partecipanti hanno mostrato di essere correlati con le valutazioni neuropsicologiche tradizionali fatte con carta e matita. E come previsto, gli anziani hanno ottenuto risultati più scarsi rispetto ai giovani (Journal of Alzheimer's Disease, Vol. 59, No. 4, 2017).

    Nel frattempo, Patrick Bordnick, studia la realtà virtuale per valutare e curare le persone con disturbi da uso di sostanze.
    Gran parte di questo lavoro è incentrato sul fumo. 
    Bordnick ha esposto i fumatori ad ambienti virtuali progettati per suscitare voglie di nicotina, come i cortili di uffici dove le persone si prendono una pausa per fumare e nei negozi dove vengono vendute le sigarette. In uno studio condotto su giovani fumatori, gli sperimentatori hanno trovato che i partecipanti rispondevano con un maggiore desiderio di sigaretta a quel tipo di stimoli (The American Journal on Addictions, Vol. 17, No. 5, 2008).

    In altri lavori, hanno dimostrato che gli ambienti di realtà virtuale sono ugualmente utili per valutare la reattività di una persona a determinati segnali legati all’alcol (Addictive Behaviors, Vol. 33, No. 6, 2008) e alla cannabis (Journal of Psychoactive Drugs, Vol. 41, N. 2, 2009).

    Oltre a questo, la VR può aiutare i medici a valutare quanto le diverse abilità di coping lavorano per impedire ai pazienti di agire su quei desideri. La realtà virtuale è un modo per portare contesti del mondo reale nel laboratorio o nella clinica in modo da poter comprendere meglio le ricadute che hanno sulle persone e insegnare loro le capacità ad utilizzare le loro capacità di empowerment.
    Giocare
    Altri ricercatori stanno esplorando il ruolo che i giochi possono svolgere nella valutazione cognitiva. Tra questi c'è Adam Gazzaley, professore di neurologia, fisiologia e psichiatria all'Università della California, e fondatore di Neuroscape, un centro universitario di neuroscienza traslazionale.

    Gazzaley ha sviluppato una varietà di giochi per valutare e migliorare le abilità cognitive.

    In particolare, il suo team sta sviluppando e testando uno strumento di valutazione cognitiva mobile chiamato ACE (Adaptive Cognitive Evaluation).
    Mentre i giocatori completano una serie di giochi, il sistema valuta gli aspetti del controllo cognitivo tra cui il mantenimento dell'attenzione, l'attenzione selettiva, la memoria di lavoro e le abilità che sono a fondamento di tutte le funzioni cognitive superiori. ACE ha il valore aggiunto di cambiare il livello di difficoltà in base alle prestazioni delle persone e mostrare la soglia delle loro abilità.


    L’ACE può infine essere utilizzato per valutare le abilità cognitive in relazione alle condizioni di salute mentale, poiché molti disturbi psicologici comuni – tra cui depressione, ansia, disturbo da stress post-traumatico e demenza – sono associati a specifici deficit cognitivi. Sono stati fatti molti progressi in questo senso ma saranno necessarie altre ricerche e raccolte di dati validi e affidabili affinchè possa esserci una applicazione anche in campo clinico.

    Sicurezza dei dati
    Secondo Sarena Bhatia, psicologa organizzativa e consulente della società di servizi professionali Aon che ha studiato la valutazione basata sul gioco, le questioni relative alla sicurezza dei dati devono essere affrontate anche prima che le valutazioni basate sulla tecnologia diventino la norma.

    App e dispositivi di valutazione digitale che raccolgono e memorizzano i dati di un utente che ha svolto il test devono essere in grado di proteggere tali dati. Inoltre, coloro che amministrano le valutazioni devono trovare modi per proteggere l'integrità dei loro test. "Se qualcuno sta effettuando un test online da remoto, dobbiamo capire come assicurarsi che la persona che pensiamo di testare sia effettivamente quella che sta facendo il test, e anche che non sia aiutato da altre persone".


    Nonostante questi problemi, gli esperti ritengono che i benefici derivanti dall'uso della tecnologia per la valutazione abbiamo dei grandi vantaggi.
    Secondo Gazzaley, la tecnologia potrebbe portare a sviluppare nuovi tipi di valutazioni che i ricercatori al momento non hanno ancora nemmeno immaginato.

    "Non sono in assoluto entusiasta di replicare un test carta e matita in una versione fatta per iPad", afferma. "Si tratta di realizzare test che abbiano dei benefici e dei vantaggi sostanzialmente maggiori rispetto a quelli realizzati con altri media". "Penso che in un prossimo futuro, le tecnologie che sono state inventate fino ad ora, saranno utilizzate per creare piattaforme di valutazione completamente nuove".

     
     
    Articolo tratto da www.apa.org  
    Per lasciare un commento è necessario aver effettuato il login.

    Aree riservate agli abbonati di liberamente