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    Un esempio di disturbo specifico delle abilità aritmetiche (discalculia)

    Il caso di Gaia
    Gaia è una bambina di 10 anni che frequenta, attualmente, la classe V della scuola primaria. Alla scuola dell'infanzia Gaia non ha difficoltà nel distacco dai genitori e manifesta una buona facilità nell'ambientarsi.

    Verso la fine dell'iter scolastico inizia a mostrare qualche difficoltà nell'imparare i numeri: se le viene chiesto di contare quantità, anche piccole, fa confusione, contando lo stesso oggetto più volte. I pre-requisiti di lettura e di scrittura risultano adeguati.

    Alla scuola primaria, le difficoltà con i numeri continuano: Gaia non riesce a memorizzare i fatti numerici, le tabelline e le procedure del calcolo. Gli errori maggiormente commessi dalla bambina sono: difficoltà a recuperare la sequenza corretta nella modalità di incolonnamento, difficoltà nel considerare il valore posizionale delle cifre e nella selezione delle cifre, errori nella direzione in cui procedere nello svolgimento dei calcoli, errori nell’applicazione della corretta procedura, incertezze ed errori nella scrittura e lettura di numeri. 

    L'apprendimento della lettura e della scrittura, invece, continuano senza problemi di rilievo.
    In base alle difficoltà manifestate, gli insegnanti suggeriscono ai genitori, alla fine della terza classe, di portare la bambina da uno psicologo specialista in disturbi dell'apprendimento per una valutazione neuropsicologica.

    Lo psicologo esegue una valutazione degli apprendimenti di Gaia, da cui emerge un livello globale dell'intelligenza nella norma e una significativa caduta nell'area del calcolo a mente, del recupero dei fatti numerici, nel calcolo scritto, nell'enumerazione, nel dettato di numeri e nella conoscenza numerica.

    Il quadro è compatibile con un disturbo delle abilità aritmetiche (discalculia), ma prima di definire con sicurezza la presenza di questo disturbo è fondamentale che la bambina segua un percorso di potenziamento dell'apprendimento matematico per verificare l'eventuale presenza di resistenza al cambiamento.

    Lo psicologo prevede un ciclo di potenziamento di 3 mesi, con sedute bisettimanali di 50-60 minuti. Alla valutazione post-potenziamento, la performance di Gaia è leggermente migliorata, ma non sufficientemente. Pertanto, si registra una resistenza al cambiamento (requisito importante per distinguere il disturbo specifico dalla difficoltà) e lo psicologo può procedere con la conferma di una diagnosi di discalculia, prevendendo un ciclo di trattamento di almeno 6 mesi, con cadenza bisettimanale. Alla fine del percorso, Gaia verrà nuovamente valutata per verificare i risultati ottenuti.

    Cos’è la discalculia
    La discalculia è un disturbo che interessa le abilità numeriche e aritmetiche in bambini di intelligenza normale, senza danni neurologici.

    La Consensus Conference distingue due profili: un primo caratterizzato da debolezza nella strutturazione cognitiva delle componenti di cognizione numerica nei quali è compromessa l’intelligenza numerica; un secondo caratterizzato da un deficit nell’acquisizione delle procedure esecutive e negli algoritmi di calcolo.

    Nel disturbo del calcolo possono essere compromesse diverse capacità: linguistiche (comprendere o nominare i termini, le operazioni, o i concetti matematici, e decodificare problemi scritti in simboli matematici); percettive (riconoscere o leggere simboli numerici o segni aritmetici e raggruppare oggetti in gruppi); attentive (copiare correttamente numeri o figure, ricordarsi di aggiungere il riporto e rispettare i segni operazionali); matematiche (seguire sequenze di passaggi matematici, contare oggetti e imparare tabelline).

    Le raccomandazioni per la diagnosi di discalculia
    Per l’analisi dei disturbi della cognizione numerica si raccomanda l’individuazione precoce di soggetti a rischio tramite l’analisi di eventuali ritardi nell’acquisizione delle componenti dell’intelligenza numerica (possibile già dai 4 anni).
    Per l’analisi dei disturbi delle procedure esecutive e di calcolo si concorda con la prassi di definire l’età minima per porre la diagnosi non prima della fine del terzo anno della scuola primaria, soprattutto per evitare l’individuazione di falsi positivi, ovvero di bambini che mostrano difficoltà in matematica, ma che non rientrano all’interno della condizione di disturbo specifico.

    Proprio per questo motivo, è consigliabile porre diagnosi di discalculia esclusivamente dopo un periodo di potenziamento cognitivo. Il disturbo specifico si caratterizza per una resistenza al cambiamento (come nel caso di Gaia).

    Strumenti utilizzati per la diagnosi di discalculia
    Le prove di analisi dell’eventuale disturbo del calcolo si dividono in:

    1. Prove di primo livello – Permettono di effettuare un primo screening capace di dare una visione globale sulle eventuali difficoltà nel calcolo, individuando così, precocemente, soggetti a rischio. Le prove che rientrano in questo livello sono: la Batteria per la valutazione dell’intelligenza numerica (BIN 4-6); le prove AC-MT 6-11 e AC MT 11-14.

    2. Prove di secondo livello – Nel momento in cui le prove di screening evidenziano delle difficoltà è necessario approfondire il profilo attraverso una prova che permetta di individuare le componenti specifiche del calcolo e dell’elaborazione numerica che risultano deficitarie. A differenza delle prove di primo livello, quelle di secondo livello sono diagnostiche per la discalculia. Attualmente in Italia sono a disposizione il test ABCA, la Batteria per la valutazione della discalculia evolutiva e il Discalculia Test.


    Il trattamento della discalculia
    La transcodifica è la prima abilità da insegnare ai bambini; ovvero rinforzare le loro capacità di scrivere e leggere i numeri e di identificare la loro collocazione sulla linea dei numeri.

    È doveroso effettuare anche un intervento relativo agli algoritmi del calcolo, distinguendo tra esercizi che costituiscono la costruzione dei fatti aritmetici e attività connesse alle operazioni scritte.

    Considerazioni conclusive
    Lo psicologo esperto in disturbi dell'apprendimento non può non prendere in considerazione, in riferimento alla discalculia, un'eventuale – e molto probabile – presenza di forme di disagio, più o meno significative, nell'ambito della matematica.

    Perché l’atteggiamento degli studenti nei confronti della matematica è profondamente influenzato dai risultati scolastici?

    La risposta è molto semplice: conseguire buoni risultati innesca una spirale positiva favorendo atteggiamenti propositivi e costruttivi; conseguire invece risultati scadenti porta talvolta a un vero e proprio rifiuto della matematica, fino ad arrivare all’impotenza appresa.

    Lo psicologo è una valida, qualificata e riconosciuta figura professionale che si può occupare, ad ampio raggio – previa formazione specifica – di disturbi dell'apprendimento: dalla diagnosi al trattamento, non tralasciando gli aspetti emotivo-relazionali che rivestono, nell'apprendimento, un ruolo di prim'ordine.

    Bibliografia
    Viola (2012), Difficoltà e disturbi specifici dell'apprendimento. Domande e risposte per conoscere la dislessia, la disortografia, la disgrafia e la discalciulia, Ed. Libreria Universitaria

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