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    Un progetto per aiutare i bambini in lutto

    Si chiama Alcesti ed è il primo servizio nato per aiutare gli under 14. Il 17 l'inaugurazione a Bologna

    Sono le domande più semplici dei bambini a mandare gli adulti in crisi di fronte alla morte di un genitore o di un parente; è proprio quel dolore immenso e inevitabile che può scavare i segni più profondi nella psicologia di chi sta cercando i punti di riferimento della vita adulta. Dal trauma per eccellenza nascono nei bambini comportamenti che fatichiamo a decodificare, di insicurezza o aggressività, che possono anche sfociare in vere e proprie patologie. Ma a volta basta poter sfogare questa rabbia con il sostegno di uno psicologo per ricostruire la serenità necessaria, anche con l'aiuto di disegni o giochi.

    Il progetto Alcesti
    "I bambini che hanno subito un lutto possono presentare disturbi nel rendimento scolastico, aggressività, oppure possono avvertire un bruciante senso di abbandono che non riescono a perdonare", spiega il professor Francesco Campione che inaugurerà venerdì 17 a Bologna il primo servizio di aiuto psicologico gratuito ai bambini in lutto e alle loro famiglie, il progetto Alcesti, "oppure se avevano un rapporto conflittuale con il parente che è venuto a mancare sviluppano sensi di colpa di fronte alla sua morte. Per questo è importante fornire subito un supporto psicologico, per prevenire conseguenze irrimediabili sulla vita adulta".
    Così si comincia da una ludoterapia, cioè una stanza dei giochi – è sempre sorvegliata da specialisti – in cui si può scegliere di esprimere il dolore con un disegno o prendendo a pugni un pungiball, per la prima esperienza specificamente rivolta ai bambini in Italia, che raccoglie studi già codificati da tempo negli Stati Uniti.
    Nel nostro Paese l'assistenza al lutto è spesso affidata a gruppi di auto-mutuo aiuto che si riuniscono attorno alle associazioni di malati oncologici o terminali, e il fatto di trovare altre persone che vivono la stessa esperienza di perdita e dolore costituisce di per sé un valido supporto.

    Un percorso ad hoc
    Ma nei bambini le cose si complicano perché ogni età dell'evoluzione ha un modo specifico di percepire il problema della morte. "Fino ai 4 anni circa i ragazzini hanno un concetto reversibile della morte", spiega Campione, "poi si fa strada un'idea che possiamo definire "persecutoria" del fenomeno, cioè visualizzabile con la presenza di qualcuno che è arrivato e si è portato via il papà o la mamma. Anche l'idea della dipartita pora con sé il grande quesito: adesso dove sono andate le persone che non troviamo più intorno a noi?".

    Intervenire per tempo
    Prima che intervenga una dimensione clinica del problema, – un bimbo di fronte alla morte di una persona cara si trova ad affrontare un mondo profondamente cambiato – è possibile intervenire in quella fase traumatica che può creare disagi di tutti i tipi, dallo sviluppo del linguaggio a quello intellettivo. L'importante è intercettare quei segnali che rivelano un profondo senso di disagio.

    Di Eleonora Capelli, tratto da www.repubblica.it

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