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    Un’area cerebrale per l’altruismo

    Lo stato di attivazione di una particolare area cerebrale permette di capire se una persona tenderà ad assumere comportamenti altruistici o egoistici.

    Lo hanno scoperto alcuni ricercatori del Duke University Medical Center che ne danno conto in un articolo sul numero di febbraio di Nature Neuroscience, pubblicato oggi on line in anteprima.

    Grazie alla risonanza magnetica funzionale i ricercatori hanno potuto monitorare il cervello di 45 volontari mentre stavano giocando al computer od osservavano il computer giocare da solo. In entrambi i casi, la vittoria veniva premiata con una piccola donazione a un ente benefico scelto dal soggetto.

    In tal modo hanno potuto rilevare che la regione del solco temporale superiore posteriore si attivava maggiormente quando il computer giocava una mossa che ritenevano significativa e che essi stessi avrebbero giocato.
    Questa area è nota per essere attivata quando mentalmente si cerca di comprendere un rapporto sociale.

    I ricercatori hanno quindi classificato i volontari come più o meno altruisti in base alle risposte a domande concernenti i loro comportamenti in situazioni in cui venivano proposti differenti tipi di reazione.
    Il confronto fra i dati ha quindi mostrato che la maggiore o minore attività del solco temporale superiore posteriore era predittiva della maggiore o minore probabilità che la persona esibisse comportamenti altruistici.

    "Noi riteniamo che la capacità di percepire le azioni degli altri come dotate di significato sia un aspetto critico per l’altruismo” ha detto Dharol Tankersley, che ha diretto lo studio.

    I ricercatori ipotizzano che lo studio dei sistemi cerebrali che permettono alle persone di vedere il mondo come una serie di interazioni significative possa condurre a una più approfondita comprensione di quei disturbi che, come l’autismo o la personalità antisociale, sono caratterizzati da un deficit di interazione interpersonale.

    Articolo tratto da: www.lescienze.it

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