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    Violenza contro le donne: una priorità sociale e sanitaria

    La violenza contro le donne è un problema globale e come tale deve essere affrontato; è un problema degli uomini che agiscono violenza e degli uomini che non sono violenti; delle donne vittime di violenza che con coraggio la denunciano e delle donne che non la conoscono o in tanti casi non la riconoscono. Per affrontare alla radice il problema è necessario che il tema della violenza di genere sia inserito nelle agende dei Governi, che ci sia un’assunzione di responsabilità da parte di tutte le Istituzioni. Quando una donna viene picchiata, strangolata, accoltellata, acidificata, bruciata lo Stato, l’intera collettività è colpevole. Lo sottolinea un editoriale pubblicato dal blog di Politica sanitaria Salute Internazionale.

    Spiegano Antonella Graziadei, Esperta di Pari Opportunità, e Enrico Materia di Lazio Sanità – Agenzia di Sanità Pubblica: "Va ricordato quanto emerso nel corso della prima Conferenza Internazionale sulla violenza contro le donne nell’ambito della Presidenza Italiana del G8 nel 2009. In quella sede è stata affermata la necessità di educare tutte le società ai valori dell’uguaglianza senza distinzione di “sesso, religione, razza, lingua, opinioni politiche, condizioni personali e sociali e di creare una grande alleanza tra tutti i Governi e la società civile per porre fine a ogni forma di violenza contro le donne”. L’OMS considera la violenza di genere come una priorità per la sanità pubblica e una violazione dei diritti umani: un problema troppo spesso ignorato o sottostimato, anche perché una delle forme più comuni di violenza è quella domestica".

    Molte le forme di violenza subite dalle donne: l’abuso sessuale, fisico ed emozionale da parte del partner intimo o di altri membri della famiglia, la persecuzione (stalking), le molestie sessuali o l’abuso da parte di figure d’autorità, la tratta per lavoro forzato o sessuale, nonché le pratiche tradizionali come matrimoni imposti o di bambine, mutilazioni genitali femminili, delitti d’onore, e gli abusi sessuali sistematici in situazioni di guerra. Come dimostra lo studio dell’OMS sulla salute delle donne e la violenza domestica condotto in 10 paesi, tra il 15% (in Giappone) e il 71% (Etiopia rurale) delle donne hanno subito violenza fisica o sessuale da parte del marito o di un partner. L’ISTAT riporta che in Italia, nel 2006, quasi sette milioni di donne – tra i 16 e i 70 anni – sono state vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della loro vita. Il sommerso è elevatissimo ed è consistente anche la quota di donne che non parla con nessuno delle violenze subite. Ciò accade perché la donna anche se vittima si sente in colpa e ha difficoltà a riconoscere la violenza subita come reato.

    Le conseguenze sulla salute della violenza di genere sono gravi e poco conosciute, nonostante esista un’estesa letteratura sul tema. La violenza contro la donna è associata alle malattie sessualmente trasmesse come HIV/AIDS, alle gravidanze indesiderate e a esiti negativi della gravidanza quali l’aborto e un basso peso alla nascita. In diversi paesi dell’Africa sub-sahariana una donna su quattro subisce forzatamente la prima esperienza sessuale aumentando così il rischio di contrarre l’infezione da HIV. La violenza causa inoltre problemi fisici (tra cui: cefalea, mal di schiena, fibromialgia, una vasta gamma di disturbi gastrointestinali), psichici e psico-sociali (ansia, depressione, disturbi del comportamento alimentare). Al riguardo, l’indagine ISTAT riferisce che le donne che hanno subito violenze dai partner nel corso della vita accusano i seguenti disturbi:

    • Perdita di fiducia e di autostima 48,8%
    • Disturbi del sonno 41,5%
    • Ansia 37,4%
    • Depressione 35,0%
    • Idee di suicidio 12,3%.

    I costi economici e sociali sono enormi: le donne soffrono di isolamento, hanno difficoltà a lavorare, a partecipare alla vita sociale, a prendersi cura di sè e dei propri figli. Il sistema sanitario dovrebbe impegnarsi meglio e di più per ridurre le conseguenze della violenza di genere, sia sul piano assistenziale che organizzativo: maggiore consapevolezza del problema; advocacy per le vittime; più informazioni sulle risorse disponibili per le donne vittime di violenza: assistenza legale, centri di assistenza per donne e bambini e sportelli anti-violenza. Svolgere, inoltre, la funzione di stewardship per ridurre le diseguaglianze di genere, di cui la violenza è a un tempo causa e conseguenza.

    Fonte: Graziadei A, Materia E.La violenza contro le donne come priorità sociale e sanitaria. Salute Internazionale 11/10/2010.
    http://it.health.yahoo.net/

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