Pubblicato da blackangel , il 20 Gennaio 2011
Psicoterapia in gruppo o di gruppo?
Una mente non solo desidera ardentemente un legame con un’altra mente ma, dopo averlo trovato, è agitata da una tempesta emotiva. Penso che per Bion non sia importante se è una tempesta di amore o di odio, o qualunque sia il tono emotivo reale. Il punto è che l’individuo desidera ardentemente l’incontro ma al contempo vi si oppone in quanto perturbazione (disordine). Bion provò ad analizzare questo processo di mentalizzazione, “avere una mente”. La funzione alfa è la trasformazione della tempesta in materiale che può essere usato per pensare, Ciò che è registrato nella mente acquisisce una qualità parallela, la qualità della sensazione di qualcosa che ha un significato. La combinazione della registrazione di un’esperienza più la speciale qualità di significato crea un oggetto del pensiero, che è rappresentato in una mente. Al semplice riconoscimento è aggiunta la significazione, a questa combinazione produce ciò che credo si possa chiamare “rappresentazione”. Nel mondo immateriale della mente, una “rappresentazione” ha una propria esistenza, una cosa che si sente tangibile e manipolabile. La rappresentazione non è semplicemente un processo passivo. Essa indica che qualcosa è stato “mentalizzato” e va oltre la meccanica computazione (R.D. Hinshelwood). La capacità di mentalizzare è deficitaria negli psicotici, Bion parla in questo caso di funzione alfa invertita.
Adesso mi vorrei spostare ai fenomeni nei gruppi. La natura di un gruppo è quella di un posto in cui persone si incontrano. Ed io potrei sostenere che i gruppi sono delle arene particolarmente adatte per investigare menti che incontrano altre menti. Bion osservò il modo in cui funzionavano i gruppi e da queste esperienze formulò alcuni principi:
• Un gruppo ha un compito designato coscientemente, questa attività mentale cooperativa fu chiamata da Bion gruppo di lavoro;
• Altro livello dell’attività mentale del gruppo fu chiamato da Bion assunto di base, inconsapevole.
L’attività del gruppo di lavoro è ostacolata, deviata e talvolta favorita, da certe altre attività mentali che hanno in comune l’attributo di forti tendenze emotive. Queste attività, a prima vista caotiche, acquistano una certa strutturazione se si ammette che esse derivano da alcuni assunti di base comuni a tutto il gruppo (Bion, 1961, p.156).
Gli assunti di base che Bion individua sono tre:
• Attacco/fuga
• Dipendenza
• Accoppiamento
In questi stati di assunto di base il gruppo sembra aver perso la funzione alfa non psicotica dell’individuo - non c’è senso morale, si perde la capacità di giudizio matura (tutto è esclusivamente o buono o cattivo), manca il riconoscimento delle conseguenze delle azioni, manca lo sviluppo nel pensiero e nell’obiettivo del gruppo, un fallimento del senso del tempo ecc. ciò di cui abbiamo testimonianza è l’inversione ad un funzionamento mentale di tipo psicotico - l’inverso della funzione alfa.
Appare già evidente la differenza nell’approccio ai gruppi tra Bion e Foulkes, Bion è uno psicanalista di gruppo mentre Foulkes si occupa di psicoanalisi in gruppo, è come se nel modello del secondo si riportasse nel gruppo la tecnica psicoanalitica individuale, ma ciò non può essere fatto nei gruppi, il gruppo è una insiemità che è differente dalla somma delle sue parti.
In sostanza la prospettiva del gruppo cambia e direi che non è tanto interessante l’individuazione degli individui che compongono il gruppo, non è tanto interessntre l’oggetto definito, ma la relazione tra i vari oggetti che a un certo punto si compongono in questa koinonia…è interessante indagare la funzione di relazione che mette insieme pensieri, emozioni, ecc. dei vari individui costituenti l’insiemità del gruppo…il concetto di koinonia caratterizza specificamente l’oggetto teorico di cui ci occupiamo nel gruppo: la sua insiemità (F. Corrao, Orme, vol. II, p.197). L’appartenenza e l’affiliazione sono concetti che bene si integrano con il concetto di insiemità di cui parla Corrao, Lichtenberg, riferendosi in particolare al sistema motivazionale affiliativo afferma che «il sistema motivazionale, che in definitiva fornisce la coesione necessaria perché il gruppo sia una modalità efficace di trattamento è quello dell'affiliazione, essa è necessaria per il mantenimento del gruppo a causa delle inevitabili fluttuazioni affettive nel gruppo». Pines fa riferimento alla “cultura di appartenenza” che rende possibile a ciascuna persona di sviluppare un forte attaccamento
alla situazione gruppale, agli altri membri del gruppo e al conduttore.
Anche il concetto di "Sé di gruppo" che è un concetto già presente nell'opera di Kohut, sembra avvicinarsi al concetto di koinonia di Corrao e a quello di mente di gruppo di Bion, anche se in maniera troppo semplicistica poiché la nozione di "Sé del gruppo" - ricalcata su quella di «Sé» (individuale) - non tiene conto della complessità del problema di mettere in rapporto gruppo e individuo. Le strutture, le forze e anche la fenomenologia, che sono proprie rispettivamente del gruppo e dell'individuo, non sono sovrapponibili e non sono riportabili le une alle altre in modo semplice e diretto.
Paparo e Nebbiosi lo definiscono come: «[...] una certa configurazione psicologia (che chiamiamo sé di gruppo), analoga al sé degli individui».
Karterud precisa: «L'elemento fondamentale contenuto nel concetto di sé di gruppo di Kohut è il carattere intenzionale. Il sé ha scopi e bisogni. Il sé ha un progetto; contiene ambizioni e ideali. Non è semplicemente il residuo storico di una rete di comunicazioni del gruppo».
Altro punto ampiamente trattato è l'introduzione della nozione di relazione d'oggetto-sé nell'ambito
della teoria e della tecnica della psicoterapia di gruppo, l'atmosfera di gruppo offre grandi opportunità di relazioni d'oggetto-sé, soprattutto per la molteplicità di possibili relazioni: «L'atmosfera di un gruppo, con il suo gran numero di potenziali funzioni e legami d'oggetto-sé, offre molteplici possibilità per quelle che Kohut chiamava interiorizzazioni trasmutanti e per la creazione, la reintegrazione e il mantenimento di legami d'oggetto-sé, attraverso i quali gli individui possono riprendere la costruzione della propria struttura psichica e con essa dare un nuovo (o rinnovato) significato della propria vita». Paparo e Nebbiosi, nel contributo che abbiamo letto, riprendono il tema della costruzione della struttura psichica, precisando che la «formazione di principi organizzatori alternativi» è frutto di un lavoro di co-costruzione da parte dei membri, del terapeuta e del gruppo complessivamente inteso.
Nell’insieme credo che il lavoro proposto sia fonte di nuove riflessioni sulla psicoterapia di gruppo, i sostenitori della Psicologia del sé stanno provando a riportare dei costrutti clinici tipici della psicoterapia individuale all’interno di un setting di gruppo, in questo è preponderante la similitudine con il lavoro di Foulkes, l’interesse per la psicoterapia di gruppo da parte di questi autori americani è certamente utile e potrebbe aiutare a meglio comprendere alcuni meccanismi che sono alla base dei gruppi ma sono fortemente convinta che il modello bioniano sui gruppi resta quello più convincente, ho provato a trovare dei punti d’incontro tra questo e quello degli autori statunitensi e credo che ci siano dei concetti che andrebbero approfonditi in quanto particolarmente interessanti, mi riferisco a concetti come “sé del gruppo”, “relazione di oggetto-sé” e i concetti di affiliazione e appartenenza.
Ora, per avere io le idee più chiare, proverei a focalizzare l’attenzione sul concetto di transfert nucleo fondamentale della tecnica psicoanalitica e focale nel’articolo proposto, per Freud il paziente narcisista non era analizzabile poiché non riusciva a sviluppare un transfert con l’analista. Freud considerava lo sviluppo come un passaggio da una fase di narcisismo primario (libido narcisistica) in cui il bambino sperimenta l’onnipotenza ad una fase in cui il bambino assume i genitori come oggetto di amore (libido oggettuale). Libido narcisistica e oggettuale sono inversamente proporzionali: man mano che l’una aumenta, l’altra diminuisce; ovvero: maggiore è l’interesse verso sé, minori saranno le energie a disposizione verso gli altri. Questo elemento è ciò che rende inaccessibili questi pazienti alla cura psicoanalitica, dal momento che non sono in grado di trasferire i legami libidici con i genitori sulla persona dell’analista; il transfert non si instaura e la tecnica non può essere applicata.
Per Kohut però ci sono alcune caratteristiche del narcisismo che vanno riviste:
• Considerato in sé il narcisismo non deve essere confuso con una condizione che sia in termini valutativi meno positivo dell’amore oggettuale
• Il narcisimo non si contrappone alle relazioni oggettuali; non è il contrario dell’amore oggettuale; alcune delle più intense relazioni oggettuali sono essenzialmente narcisistiche.
• Il narcisismo deve essere valutato, in stretto parallelismo con l’amore oggettuale, negli stessi termini evolutivi e maturativi: presenta un ordine evolutivo da un prima a un dopo, da primitivo a sviluppato, da immaturo a maturo.
Da questo punto di vista forse appare più chiaro anche il concetto di Oggetto-sé: ruolo svolto dalle altre persone nei confronti del sé in relazione ai suoi bisogni. Gli oggetti-sé devono essere visti come funzioni, più che come persone; la separazione dall’oggetto non può mai avvenire e lo sviluppo si configura pertanto come allontanamento da oggetti-sé arcaici per rivolgersi ad oggetti-sé maturi. Se nell’ambiente (sostegno) si presentano delle frustrazioni ottimali che il bambino riesce a tollerare, a poco a poco sarà in grado di ridimensionare le immagini esagerate del sé e degli altri fino a raggiungere proporzioni più realistiche.
Il soggetto, attraverso il processo di interiorizzazione trasmutante, sostituisce gli oggetti-sé esterni attraverso l’interiorizzazione dei loro aspetti funzionali ed inizia a costruire la struttura interna di un sé solido e maturo. Si evince quanto sia importante in questo modello la capacità empatica della madre, o di chi si prende cura del bambino. La mancata risposta empatica dei genitori causa un arresto dello sviluppo, che impedisce la trasformazione del Sé grandioso in sane ambizioni, e l’interiorizzazione dell’immagine genitoriale idealizzata come ideali e valori.
Questo è ciò che dovrebbe avvenire anche all’interno di un gruppo di tipo analitico per Kohut, forse l’autore non ha mai partecipato ad un gruppo di questo tipo e quindi non sa che le necessità individuali spesso all’interno di un gruppo non vengono prese in considerazione, un paziente narcisista non credo che riesca a tollerare la frustrazione che un gruppo possa creare, “ho il dubbio che senza partecipare al gruppo non ci si possa fare nessuna idea concreta…il singolo individuo trova nella mentalità di gruppo il modo di esprimere i contributi che desidera fare in modo anonimo ma, allo stesso tempo, anche l’ostacolo maggiore per raggiungere gli obiettivi che s è posto con la sua partecipazione al gruppo…il punto essenziale che appare in tutti i gruppi è che il sentimento prevalente sperimentato dal gruppo è un sentimento di frustrazione, che costituisce una sorpresa molto sgradevole per l’individuo che sta cercando una gratificazione” (Bion, Esperienze nei gruppi, 1971, p.60-61). Il concetto di relazione è ciò che accomuna gli intersoggettivisti, gli psicologi del sé e il modello bioniano, su questa base si possono cercare degli spunti di riflessione ma forse è ancora presto per i colleghi americani parlare di gruppo.
Angela Restivo
Il lavoro da me presentato prende spunto da una riflessione nata dopo la lettura di un articolo di Paparo e Nebbiosi riguardo ai diversi modelli della psicoterapia di gruppo, in particolare mi sono soffermata su alcune caratteristiche del modello della psicologia del sè applicate al setting di gruppo. Il lavoro contiene riferimenti al lavoro clinico di Wilfred Bion e mette in risalto differenze e somiglianze tra il modello Bioniano e quello appunto della Psicologia del sè, con a capo il modello fondato sull'empatia di Kohut.
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