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    80% donne e 42% lavoratori i ‘clienti’ di psicologi quartiere Milano


    Abstract
    Boom di 'clienti' per lo psicologo di quartiere, la figura che da ottobre è a disposizione dei milanesi in 24 farmacie della città per consulenze gratuite. In totale gli specialisti hanno affrontato oltre 2.600 colloqui. A finire sul 'lettino'
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    Boom di 'clienti' per lo psicologo di quartiere, la figura che da ottobre è a disposizione dei milanesi in 24 farmacie della città per consulenze gratuite. In totale gli specialisti hanno affrontato oltre 2.600 colloqui. A finire sul 'lettino' soprattutto donne, il 79%. Ma nelle file di chi si è affidato agli psicologi si contano anche molti under 29 e tantissimi lavoratori (42%). "A Milano nessuno è solo – assicura il sindaco Letizia Moratti – e lo conferma il buon esito di questa iniziativa che dimostra la capacità di rispondere a bisogni complessi e crescenti". Nella metropoli, ribadisce, "c'è sempre una porta a cui bussare".

    E adesso, annuncia l'assessore comunale alla Salute, Giampaolo Landi di Chiavenna, "il servizio potrebbe essere esteso in tempi brevi anche ad altre farmacie, speriamo entro l'anno". E' stato proprio l'assessore a promuovere l'iniziativa dello psicologo di quartiere, realizzata in collaborazione con il Laboratorio di psicologia clinica dell'università Cattolica di Milano, diretto da Enrico Molinari, con le Farmacie comunali del Gruppo Admenta e con quelle private aderenti a Federfarma.

     

     

    Il servizio ha incontrato il gradimento dei cittadini e alcuni esercizi hanno dovuto raddoppiare le ore di consulenza. E' accaduto anche alla farmacia San Camillo di piazzale Martini, visitata oggi, dopo quella di via Mecenate 8, da Moratti e Landi. "Il successo del progetto si deve – spiega l'assessore – al fatto che abbiamo intercettato il bisogno di sostegno psicologico e fornito le risposte scientifiche adeguate a ripristinare il benessere interiore".

     

     

    In media si registrano 3 colloqui per utente e 750 situazioni problematiche. Gli incontri sono stati individuali, ma anche di coppia e familiari. Non sono mancati neanche i 'clienti' ultrasettantenni, circa il 13,7 % del totale.

     

     

    A ricorrere alla consulenza psicologica sono stati soprattutto coloro che hanno un discreto livello d'istruzione: quasi la metà dei pazienti, 48,6%, è in possesso del diploma di scuola media superiore e il 26,4% di quello di licenza media inferiore. Molto meno attratti da quest'opportunità si sono rivelati i laureati e chi non ha completato le scuole dell'obbligo. A chiedere l'aiuto dello psicologo di quartiere sono le persone occupate. Probabilmente stress e mobbing, ipotizzano gli esperti, hanno contribuito a far sì che ben il 42% dell'utenza fosse composto da lavoratori, mentre la percentuale dei disoccupati è bassissima: 8,2%. A confessare il malessere psicologico sono poi gli anziani con il 36,3%, mentre le casalinghe si aggiudicano, con il 3,5%, l'ultimo posto.

     

     

    Ma quali sono le condizioni di disagio che spingono ad entrare in farmacia per un consulto con lo psicoterapeuta? "Soprattutto – risponde Molinari – le problematiche familiari e di coppia (27,4%), seguite dalle sintomatologie ansiose (16,6%), da quelle depressive (14,9%), dalla gestione di situazioni critiche (10,1%) e dall'abuso di alcol e sostanze stupefacenti (1,7%). Il servizio, conosciuto dall'utenza prevalentemente grazie alle informazioni dei farmacisti e alle locandine esposte in farmacia, viene scelto soprattutto dal 32,5% per la gratuità e dal 31,5% per la vicinanza a casa o al posto di lavoro". Nel 36,8% dei casi la problematica iniziale è stata risolta. Nel 41,2%, invece, si è reso necessario il ricorso ai servizi territoriali specifici. Il 22,1%, infine, non ha completato il ciclo di psicoterapia".

    Fonte: http://www.adnkronos.com/

     

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    Ci sono 9 commenti.

    1. Iniziativa veramente interessante. Si potrebbe anche proporre un progetto simile al proprio comune.
      Qualcuno è a conoscenza di simili iniziative in altri comuni oltre l’esperienza di Milano?

    2. l’iniziativa è splendida..ma non ho capito: la psicoterapia viene esercitata come servizio in farmacia o su suggerimento dello psicologo in uno studio separato dalla farmacia?certo che, se questa iniziativa fosse controllata e risultasse essere effiace potrebbe essere candidata ad altre regioni. spero che il noto senso affaristico del nord sia molto più incisivo del nostro al centro; tempo fa l’ospedale di terni promosse una ricerca per verificare gli effetti della consulenza psicologica ai lungodegenti. risultato: riduzione del 20%circa, se non ricordo male, dei posti letto. si è mai saputo niene?no, e non credo sia un caso. risultato simile lo riportò anche il prof. solano con lo psicologo in ambulatorio; riduzione del consumo di farmaci mutuati.eppure nulla cambia…

    3. Iniziativa molto interessante e utile e a quanto pare anche apprezzata dalla cittadinanza.
      Speriamo allora che questa iniziativa continui e si possa estendere anche all’hinterland milanese.
      Inoltre se si trovasse il modo di retribuire lo psicologo che lavora in farmacia questo potrebbe dare un pò di lavoro dato che non è un periodo facile, anzi trovare lavoro è veramente difficilissimo.

    4. L’iniziativa mi sembra interessante e potrebbe essere un preludio ad una più intensa collaborazione tra noi psicologi e il servizio sanitario nazionale…sperando che sulla base di questa rilevazione di bisogni effettuata a milano si possa arrivare ad un riconoscimento economico (anche sotto forma di tiket)delle consulenze…e dell’impegno!

    5. diciamo che mi auguro che in qualche modo quei professionisti vengano retribuiti, altrimenti mi sa tanto di svendita della professione…..ancora una volta…che tristezza….

    6. Questa iniziativa è veramente interessante e sarebbe auspicabile che l’applicassero in tutta italia vista l’utilità ed anche il gradimento da parte dei cittadini! Trovo che sia una modalità di consulenza ottima, innanzitutto perchè gratuita, e poi perchè chi ha un problema sarà più spinto a rivolgersi ad uno psicologo che si trova in una farmacia piuttosto che cercare prima uno psicologo, prendere poi un appuntamento ed andare nel suo studio per l’incontro. In un certo senso il paziente potrebbe sentirsi più invogliato a farsi aiutare.

    7. Vivo a Milano e non ne sapevo niente!
      é un’iniziativa davvero interessante..! Credo che ogni comune dovrebbe farlo… Sia per i cittadini, sia per gli psicologi stessi che riuscirebbero a far conoscere meglio la loro utilità e, in alcuni casi, abbattere qualche pregiudizio..!

    8. i miei più sentiti complimenti all’amministrazion edi Milano ed alla cattedra di psicologia clinica per questa iiziativa. purtroppo, come per lo “psicologo di base” che dovrebbe affiancare il medico di famiglia, queste iniziative sono ancora sperimentali e poco diffuse. in alcune città le farmacie non accettano neanche di essere pagate per avere uno psicologo (l’ho provato in prima persona!) perchè noi non somministriamo farmaci e non diamo loro alcun “ritorno”… speriamo cambi quest’aria e si capisca che a volte un sostegno psicologico previene situazioni più difficili da gestire!

    9. Spesso le iniziative come queste sono frutto di psicologi imprenditori di se stessi o poco di più, perchè purtroppo il proprio Albo non sembra molto sensibile alla problematica del lavoro degli iscritti, se non quando devono pagare la rata annuale. Non scrivo questo in termini polemici, ma costruttivi: che oggi lavorare sia divenuto un problema è impressionante e mai come ora tutti coloro che hanno un potere politico e amministrativo hanno il dovere di farsi sentire attraverso una presa in carico dei problemi dei propri “assistiti”.CHiedere loro come poter intervenire e quali aree sensibilizzare per creare la domanda di lavoro penso sia un primo passo.
      Io intanto aspetto che qualcno me lo chieda.

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