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    Discalculia: il DSA con compromissione del calcolo

    I disturbi specifici dell’apprendimento sono una categoria diagnostica appartenente ai disturbi del neurosviluppo (DSM-V, 2014) e possono interessare diversi domini inerenti alle abilità scolastiche.
     
    In particolare si parla di dislessia per indicare le difficoltà di decodifica della lettura, di disortografia per indicare le difficoltà di scrittura di natura linguistica, in termini di errori di ortografia, di disgrafia per indicare le difficoltà di scrittura di natura grafo-motoria, in termini di scrittura poco leggibile e gestione dello spazio, discalculia per indicare le difficoltà nel sistema dei numeri, del calcolo e del problem solving matematico.
     
    Nell’ICD-10 è presente questa distinzione mentre il DSM-V inquadra i disturbi specifici dell’apprendimento come un’unica categoria, richiedendo però di specificare se il DSA si caratterizza per: compromissione della lettura (dislessia), compromissione dell’espressione scritta (disgrafia/disortografia), compromissione del calcolo (discalculia).
     
    In questo articolo vogliamo approfondire in particolare la compromissione del calcolo, o discalculia.
     
    Tale compromissione non deve essere confusa con generiche difficoltà nell’apprendimento e nella comprensione della matematica che qualunque studente può incontrare lungo il proprio percorso scolastico e che possono essere superate positivamente attraverso una maggiore applicazione allo studio o seguendo percorsi di insegnamento/ recupero individualizzati.
     
    Si tratta infatti di un disturbo specifico delle abilità numeriche e aritmetiche come ad esempio la produzione o la comprensione delle quantità, il riconoscere simboli numerici, il saper eseguire le operazioni aritmetiche di base. La compromissione di tali abilità si manifesta in bambini di intelligenza normale, che non hanno subito danni neurologici, e può presentarsi associata alla compromissione di altre aree dell’apprendimento, come la lettura e la scrittura, o meno. 
     
    Con il termine discalculia si indica quindi il disturbo specifico del calcolo che riguarda l’area della matematica.
    Nel DSM-V è codificato come «Disturbo specifico dell’apprendimento con compromissione del calcolo» (codice 315.01).
    Esso include difficoltà nel concetto di numero, memorizzazione di fatti aritmetici, calcolo accurato o fluente, ed anche difficoltà nel ragionamento matematico corretto.
     
    Nel manuale diagnostico ICD-10 (codice F81.2) tale disturbo viene invece definito come «Disturbo specifico delle abilità aritmetiche o discalculia» e la diagnosi viene utilizzata sia che le difficoltà del soggetto riguardino il senso del numero sia che riguardino il calcolo, dal momento che non sono specificate differenziazioni tra le diverse tipologie di disturbo. Viene indicato che il disturbo specifico delle abilità artimetiche ha come caratteristiche la mancata padronanza della abilità di base del calcolo aritmetico delle addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni. 
     
    La Consensus Conference ha distinto due diversi profili: uno connotato da debolezza nella strutturazione cognitiva delle componenti di cognizione numerica (cioè intelligenza numerica che riguarda subitizing, meccanismi di quantificazione, comparazione, seriazione, strategie di calcolo a mente) e l’altro caratterizzato da un deficit riguardante le procedure esecutive (lettura, scrittura e messa in colonna dei numeri) ed il calcolo (recupero dei fatti numerici e algoritmi del calcolo scritto). 
     
    Ma quali sono in pratica le difficoltà che incontra il bambino con un problema di discalculia evolutiva?
     
    Il bambino con discalculia presenta una serie di sintomi quali: incapacità di comprendere termini, segni matematici, concetti di base di particolari operazioni, mancato riconoscimento/confusione di simboli numerici, difficoltà nell'enumerazione e nei cambi di decina e quindi difficoltà ad allineare correttamente i numeri o a inserire decimali o simboli durante i calcoli, difficoltà nel recupero dei risultati nei calcoli rapidi e ad apprendere le tabelline, difficoltà nelle procedure (calcoli in colonna, espressioni, ecc.), nella gestione dello spazio, nella risoluzione dei problemi.
     
    Analizzare e comprendere quali siano gli errori più frequentemente commessi dal bambino è estremamente importante in quanto permette di individuare le azioni adeguate da intraprendere nel caso specifico e impostare così, a partire da questi, un programma di intervento personalizzato mirato quanto più possibile a potenziare le risorse del soggetto arginando le sue difficoltà oggettive. 
     
    Per quanto riguarda la valutazione della discalculia, essa può essere effettuata attraverso una serie di prove di analisi in cui distinguiamo: prove di primo livello e prove di secondo livello. 

    Le prove di primo livello consentono di individuare precocemente i soggetti a rischio, effettuando uno screening iniziale che consente di ottenere un primo quadro generale sulle possibili difficoltà del bambino nell’eseguire i calcoli.
    Sono prove di primo livello la BIN 4-6 (Batteria per la valutazione dell’Intelligenza Numerica in bambini dai 4 ai 6 anni ), e le prove AC-MT 6-11  (test di valutazione delle Abilità di Calcolo e soluzione di problemi in alunni dai 6 agli 11 anni) e AC-MT 11-14 (dagli 11 ai 14 anni). 
     
    Nel caso in cui dalle prove di screening emergano delle difficoltà è opportuno procedere con ulteriori approfondimenti ricorrendo alla somministrazione di prove di secondo livello al fine di identificare le specifiche componenti del calcolo e dell'elaborazione numerica che risultano deficitarie.
     
    A differenza delle prove di primo livello le prove di secondo livello sono diagnostiche per la discalculia evolutiva. In particolare in Italia si possono utilizzare: il test ABCA (Test delle abilità di calcolo matematico, che comprende prove per bambini di terza, quarta e quinta elementare) e il Discalculia Test (prima prova informatizzata per la valutazione delle abilità di calcolo utilizzabile con ragazzi dalla terza elementare alla terza media, con prove specifiche riguardanti: senso del numero, fatti numerici, dettato di numeri, calcolo a mente).

    La diagnosi si può effettuare a partire dalla fine della classe terza della scuola primaria e va condotta da una équipe multidisciplinare composta da Neuropsichiatra Infantile, Psicologo, Logopedista ed eventualmente altri professionisti sanitari (la diagnosi clinica in Italia è permessa solo a psicologi e medici).
     
    Secondo il DSM-V il disturbo può essere diagnosticato quando i risultati ottenuti dal bambino ai test standardizzati sui meccanismi del calcolo risultano significativamente al di sotto di quanto previsto in base all’età, all’istruzione, e al livello di intelligenza, interferendo in modo marcato con i risultati scolastici o con le attività della vita quotidiana che richiedono capacità di calcolo. 
     
    Ricordiamo che per effettuare la diagnosi, oltre alle specifiche competenze nel calcolo, occorre misurare anche il livello cognitivo generale, e, successivamente, indagare i cosiddetti fattori di esclusione, ossia la presenza di patologie o anomalie sensoriali (es. deficit visivi o uditivi), neurologiche, cognitive gravi e di serie psicopatologie. 

    La figura dello psicologo riveste un ruolo centrale nell’iter sia diagnostico che riabilitativo di questi disturbi, in quanto, attraverso un lavoro sinergico e interdisciplinare, consentirà l’individuazione della patologia (che dovrebbe avvenire il più precocemente possibile) e successivamente la messa in atto di specifiche misure di intervento.
     
    Per quanto riguarda il trattamento, l’insegnamento di strategie sia generali che specifiche sarà fondamentale per favorire un buon livello di autonomia operativa nell’applicazione e nel controllo delle conoscenze e delle abilità acquisite.
     
    Un modello di riferimento utile in questo senso è il modello di McCloskey che identifica tre moduli distinti e indipendenti:
    • sistema di comprensione dei numeri (opera sulla struttura superficiale dei numeri, quindi il modo di scriverli e l’etichetta verbale, trasformandoli in una rappresentazione astratta, ossia la quantità);
    • sistema di produzione dei numeri (provvede alla traduzione in output numerico verbale o arabico);
    • sistema del calcolo (elabora la rappresentazione attraverso l’uso delle operazioni, le procedure di calcolo e i fatti aritmetici).
    Questo modello consente di leggere e analizzare l’errore del bambino e collocarlo in una specifica area (comprensione, produzione o sistema di calcolo).
    Poiché quindi il disturbo del calcolo può manifestarsi con delle difficoltà più o meno marcate a carico della comprensione del numero, a carico della produzione del numero, a carico dell’uso delle procedure relative al calcolo, il programma di potenziamento potrà essere orientato a promuovere il senso del numero (in caso di problematiche a carico della comprensione), a potenziare i fatti numerici (in caso di problematiche a carico della produzione) e a automatizzare il calcolo (in caso di difficoltà a carico della conoscenza delle procedure).

    È fondamentale inoltre che l’intervento riabilitativo sia multimodale
    Gli obiettivi principali del trattamento devono infatti comprendere il favorire una migliore evoluzione delle competenze prese in esame (nonostante la presenza della difficoltà specifica), il fornire strumenti e strategie per poter apprendere attraverso modalità alternative, ma anche, ultimo ma non certo per importanza, l’aiutare il bambino a gestire la situazione di difficoltà a livello personale, familiare e scolastico nel modo migliore possibile, evitando così che dal disturbo dell’apprendimento possano scaturire altre forme di disagio secondarie
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