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    Terapia della Gestalt e ansia

    La Gestalt considera il sintomo non come qualcosa che deve essere eliminato, ma in un ottica evoluzionista, il miglior adattamento possibile che un organismo è stato in grado di trovare per rapportarsi ad uno specifico ambiente.

    La differenza quindi non è tra sano e malato, ma tra blocco e flusso. Obiettivo della terapia allora non diventa l’eliminazione del disturbo, ma rendere il sintomo meno cristallizzato, ovvero cercare di ristabilire una dinamica figura sfondo che invece attraverso il sintomo viene bloccata.

    Nel testo Teoria e pratica della terapia della Gestalt di Perls, Hefferline e Goodman il panico viene considerato un sano e normale adattamento creativo che l’organismo attua in particolari condizioni.

    Il panico, come ogni esperienza, è un fenomeno del campo, espressione quindi di un particolare modo e momento del rapporto organismo/ambiente
    . È una funzione protettiva per l’organismo nelle situazioni di estremo pericolo ambientale.

    Ecco perché il terapeuta lavorerà con il proprio cliente riconoscendo che quel sintomo, a esempio l’attacco di panico, è l’unico modo in cui l’individuo è riuscito a rispondere a quello che stava succedendo nella sua vita. Un importante strumento utilizzato nel trattamento dell’ansia è la focalizzazione nel presente.

    La persona che soffre d’ansia è orientata al futuro, un futuro che viene percepito come catastrofico.

    Il continuum di consapevolezza permette l’emergere di sensazioni, sentimenti, idee e permette l’emergere di gestalt dando il via al ciclo di contatto. Al contempo la focalizzazione nel presente evita la fuga rassicurante dell’ansioso interrompendo le proiezioni nel futuro. Attenzione al presente non significa, ovviamente, negazione del passato e del futuro quali dimensioni, che nel presente conservano un autentico significato.

    Laura Perls afferma, quanto esiste, esiste qui e ora, il passato esiste ora come memoria, nostalgia, rimpianto, risentimento, fantasia, leggenda o storia. Il futuro esiste, qui e ora nel presente attuale, come anticipazione, pianificazione, saggio, aspettativa e speranza o timore o disperazione.

    La terapia della Gestalt, quindi, lo assume tale e quale si presenta nel qui e ora, non per come è stato o come potrebbe arrivare a essere.
    Il continuum di consapevolezza stimolato inizialmente con l’utilizzo di alcune domande:

    Cosa fa? Cosa sente? Cosa vuole? Cosa evita? e Cosa si aspetta?

    diviene nel corso della terapia lo strumento grazie al quale i clienti riescono a distinguere consapevolmente sé, dal mondo esterno ed arrivare a differenziare quando stanno facendo esperienza di sé, quando stanno percependo il mondo circostante e quando stanno usando il loro intelletto. Il terapeuta e il suo cliente sono impegnati in una «relazione autentica io-tu fra due persone, ciascuna delle quali conserva il proprio posto».
    Il terapeuta gestaltico esplora il sintomo insieme al cliente, condividendo con lui questa avventura a due, in una relazione di simpatia
    che Perls oppone, a quelle che lui stesso definisce, l’empatia rogersiana e l’apatia psicoanalitica.

    Compito del terapeuta è facilitare il recupero del sentire le proprie emozioni e la possibilità di entrare in contatto con la realtà nel tentativo di intervenire ed agire su essa, recuperando la dimensione della responsabilità (ciò che la persona vuole o non vuole fare), e l’accettazione del proprio modo di essere.

    Bibliografia

    F.S. Perls, R.F. Hefferline, P. Goodman, Teoria e pratica della terapia della Gestalt, Astrolabio, Roma 1994.
    S. Ginger, La Gestalt terapia del con-tatto emotivo, Edizioni Mediterranee, Roma 1990.
    L. Perls, intervistata da Edward Rosenfeld, in: The Gestalt Journal, vol.1, 1978.

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